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Carriera alias: cos'è, come si ottiene e perché è importante


Cos'è la carriera alias

La “Carriera Alias” è tanto discussa quanto mal interpretata, tanto che una semplice ricerca online porterà a galla non risorse per genitori preoccupati, ma pagine e pagine di disinformazione da parte di associazioni Pro-vita o TERF (Trans Exclusionary Radical Feminists).

Togliendo, però, ogni accezione politica al fenomeno, la carriera alias è uno strumento messo a disposizione a studentз trans da svariati atenei e da 151 scuole, tra primarie e secondarie, d’Italia, il cui obiettivo ultimo è quello di rendere lз studentз Trans* più a suo agio nella vita scolastica.

Come riporta il portale Universitrans: “La Carriera Alias è un profilo burocratico alternativo e temporaneo, che sostituisce il nome anagrafico con quello adottato, almeno fino all’ufficiale rettifica anagrafica.

Questo si traduce in un accordo di riservatezza tra scuola o l’università, studente trans e famiglia (nel caso di studente minorenne), attraverso il quale la persona trans chiede di essere riconosciuta e denominata con un genere alternativo rispetto a quello assegnato alla nascita, prima che lo studente sia in possesso della rettifica anagrafica dei documenti. Questo avviene, nelle università tramite il sistema del “doppio libretto”, quasi esclusivamente per gli individui già in attesa del cambio anagrafico (salve eccezioni, sempre più comuni), mentre nelle scuole si richiede che il nome sul registro elettronico venga sostituito con quello d’elezione.

La nascita della “carriera alias” risale al 6 maggio 2013, a seguito di durature battaglie di sindacati studenteschi e associazioni LGBT, implementata per la prima volta nell’università di Padova, in seguito a un dialogo e un compromesso con il sistema legislativo e burocratico italiano, in particolare con la legge n. 164 del 14 aprile 1982, che prevede il riconoscimento dell’identità della persona trans*, previa transizione medicalizzata. Per questo motivo, nella maggior parte degli atenei (ad eccezione dell’Università di Bologna) questo diritto fondamentale viene accordato esclusivamente a persone trans che abbiano già iniziato un percorso psicologico e medicalizzante.

Nelle scuole primarie e secondarie, invece, la carriera alias nasce qualche anno dopo, grazie agli sforzi di Camilla Vivian, autrice, attivista, e madre di due figliз trans*, che, assieme alle associazioni Genderlens e Agedo, si sono basatз sul modello universitario, in mancanza di linee guida ministeriali dirette, con alcune differenze importanti. Prima fra tutte, l’assenza dell’obbligo di star intraprendendo un qualsiasi percorso medico e/o psicologico, siccome lз studentз che si affacciano al servizio sono spesso troppo giovani per intraprendere qualsiasi percorso del genere, ma sentono lo stesso bisogno di affermazione e necessità delle loro controparti più mature.

Nonostante le dovute differenze, la messa in pratica di entrambi i sistemi ha portato agli stessi risultati positivi: lз studentз trans* riportano di aver sperimentato meno ansia sociale nel gruppi di pari, più autostima e fiducia in se stessз e nelle proprie capacità; inoltre anche la loro frequenza scolastica è migliorata considerevolmente, dato rassicurante visto l’alto tasso di abbandono scolastico tra lз studentз trans, dovuto in parte dall’ansia di avere la propria identità scoperta senza il proprio consenso e i relativi sentimenti di vergogna e paura. Moltз inoltre riportano come “la carriera alias” sia stata una sorta di primo riconoscimento ufficiale da parte dello Stato nei confronti della loro realtà vissuta e del loro malessere quotidiano.

Interfacciandosi però sia con studentз che adottano la “carriera Alias”, ma anche con realtà trans più ampie, emergono alcune criticità del sistema. Infatti, soprattutto il sistema universitario del “doppio libretto” risulta ancora macchinoso, e richiede allз studentз di interfacciarsi con la segreteria per qualsiasi spostamento o avvenimento interno all’ateneo, senza contare che il sistema informatico spesso richiede delle scappatoie per rendere possibile la fruizione della carriera alias. Un altro ostacolo importante per l’accessibilità del servizio è quello della medicalizzazione obbligatoria; intraprendere un percorso medico e psicologico non è un’opportunità o un desiderio che tutte le persone trans* hanno, basti pensare a chi non può transizionare medicalmente per motivi medici, o che ha una situazione familiare ostile. Ma soprattutto bisognerebbe portare lo sguardo verso le persone Non Binary, ancora troppo spesso escluse dai trattamenti medici di transizione, o che semplicemente non hanno interesse e bisogno di affrontarli, pur riconoscendosi in un’identità Trans, ancora ad oggi spesso ignorata dalla società e dalle istituzioni.

Risulta evidente che per ovviare a queste criticità sia necessaria un’azione diretta, sia dalle scuole che dallo Stato. Le scuole sono infatti incoraggiate a offrire attività di formazione e sensibilizzazione per il corpo studenti, a partire da un’educazione sessuale amplia e rispettosa di tutte le sfaccettature che l’affettività e la sessualità possono avere, assieme anche a dei corsi di formazione per il corpo docenti e il personale ATA, che già molte associazioni LGBTQ+ offrono.

Al momento dell’adozione della carriera alias da parte della scuola, viene inoltre suggerito di permettere allз studentз trans* l’accesso ai bagni e spogliatoi designati al genere d’elezione, per prevenire ulteriore malessere psicologico da parte dellз studentз.

Ma ciò che risulta sempre più evidente quando ci si informa in merito alla “carriera Alias” o qualsiasi altra tematica relativa alla comunità trans è che la legge n. 164 vada riformata completamente, partendo dall’inclusione di un più ampio spettro della comunità trans, fino a un rovesciamento dell’iter di transizione, esigendo che prima vengano cambiati i documenti d’identità, e poi si vada a intervenire sull’eventuale desiderio dell’individuo di intraprendere un percorso medico.

La rettifica dei documenti è una procedura legale e reversibile, che andrebbe a costituire il primo passo di una persona trans* verso un futuro dove lǝi si possa sentire uguale a tutti gli altri, e possa esplorare la propria identità in tutta sicurezza.


Testimonianze

La testimonianza di Cav

Come ha funzionato chiedere la carriera alias all’Università di Modena?

Sicuramente ho trovato positivo che non mi chiedessero documenti particolari, so che è così anche all'UniBo per esempio. Ho cercato quindi sul sito di UniMore e ho trovato un contatto per la carriera alias: a parte aver ricevuto risposta dopo circa un mese la prima volta che ho contattato questa persona, questa è piuttosto disponibile anche nel rispondere celermente per altre cose, come il certificato del First che aveva il mio dead name (nome assegnato alla nascita, ndr) stampato sopra.

Come ti stai trovando?

Per il resto comunque, il badge di UniMore è strano e vale anche come tessera dell'autobus, quindi c'è il mio nome di elezione ma anche il mio codice fiscale, il che mi urta un po' ma dopotutto chi è che andrà mai a controllare il codice fiscale che ho sul badge?

Con i professori e compagni com’è la situazione?

Particolare, un’esperienza direi. Con i professori si vedrà, ho il primo esame a breve ma per ora ancora nulla, quel giorno sarà interessante vedere come reagiranno quando mi chiederanno i documenti, perché in teoria devo presentare anche un documento d'identità. Con i compagni è strano, il primo giorno ho visto una che mi conosceva anni e anni fa, speravo non mi riconoscesse ma invece mi ha detto: "aspetta, ma sei *dead name*, giusto?" al che le ho risposto: "...no, Cav" e devo ancora capire se la gente che era lì ha sentito quell'interazione o meno. Perché alcunз di loro mi chiamano al femminile anche se mi sono presentato col mio nome, specialmente uno che a suo dire "mi conosceva già da 'prima'", cosa che ha detto a una che poi è diventata mia amica, nonostante non l’abbia mai visto prima. Quindi sì, particolare, ma sicuramente non avere il dead name su documenti universitari è un pensiero in meno.


La testimonianza di Levi

La mia esperienza inizia in seconda superiore, quando per le scuole superiori ancora non si aveva la più pallida idea di come muoversi. Diciamo che ho avuto una “carriera alias informale”, nel senso che sia compagni che professori erano a conoscenza della mia identità Trans* e rispettavano, per la maggior parte, i miei pronomi e il mio nome. Purtroppo, però lo stesso non si può dire della mia preside, che avendo notato che usavo la mia mail privata col nome levi (prima che ci fossero fornite le mail istituzionali) mi ha trascinato in presidenza e minacciato di sospensione se avessi continuato. Non sono certo il tipo che demorde, e ho continuato lungo il mio percorso, diventando sempre più visibile all’interno della scuola.

Ma poi è arrivato il Covid, e durante la DAD ero costretto ad utilizzare la mail istituzionale, e avere un nome che non mi apparteneva più da anni. Dopo qualche settimana non ho più retto il malessere, la rabbia e la vergogna e ho smesso di frequentare quasi del tutto, presentandomi solo per le verifiche e interrogazioni. Fortunatamente dalla mia parte avevo il mio psicologo che ha fatto sì che io non venissi bocciato.

Ma anche dopo la fine della DAD le cose non sono migliorate, nonostante il supporto dei miei compagni e dei professori non riuscivo più a presentarmi a scuola con costanza. Assieme ad una professoressa, che francamente mi ha salvato la vita, abbiamo provato a richiedere la carriera alias, ma la preside e il consiglio docenti hanno più o meno ribadito la loro idea che fosse inutile, superfluo e inammissibile.

Nel frattempo, io abbandonavo sempre di più gli studi, non riuscivo a uscire di casa dalla disforia, e quando andavo a scuola spesso mi ritrovavo in situazioni agghiaccianti con supplenti o con il personale scolastico che mi vedeva uscire dai bagni. Se avessi avuto la carriera alias mi sarei risparmiato un sacco di umiliazioni pubbliche, soprattutto durante il PCTO, e sarei riuscito a frequentare durante la DAD. Per me non era solo un capriccio, era una questione di sopravvivenza, e dalle superiori ci sono uscito vivo per miracolo.

Il mio essere così visibile a scuola ha attirato a me molte attenzioni, ma quelle più importanti sono quelle dellз studentз trans* più piccolз di me, che hanno presto iniziato a cercarmi per un aiuto, per lз quali ancora spero di poter portare la carriera alias al più presto, perché nessuno si merita di vivere la scuola così male come l’ho vissuta io.

Quello che è peggio è che la presidenza continua a negare che ci siano persone LGBT all’interno delle classi, ma la speranza è l’ultima a morire.


La testimonianza di Skyler

Sono il primo membro del Consiglio dellз Studenti dell’UniBo con la carriera alias, di conseguenza l’ateneo ha dovuto implementare diversi aspetti circa essa visto che non c’era mai stato qualcunǝ con una carica istituzionale che ce l’avesse. Sono sempre in contatto con la referente della carriera alias dell’UniBo per risolvere tutte le questioni, e sono diventato un po’ l’esponente non ufficiale della carriera alias dell’ateneo di Bologna. Ed essendo in uno student board europeo sto portando il modello carriera alias di Bologna in tutte le università dell’alleanza, è una cosa molto nuova, non è ancora stata approvata però c’è molto interesse a riguardo.


La testimonianza di Fritz

Com’è andata la prima volta che hai richiesto la carriera alias? È stato difficile?

Direi proprio di sì! Riuscire ad avere la prima carriera alias a Bologna è stato abbastanza lento perché ho dovuto aspettare che cambiasse il protocollo. Ho chiesto di fare la carriera alias giusto un mese prima che cambiassero i requisiti da un certificato di inizio del percorso psicologico alla più semplice autodeterminazione; quindi, ero lì ad aspettare un po’ come uno stoccafisso (e a presentarmi come Fritz sperando vivamente che nessuno capisse che nelle lezioni online c’era ancora il mio dead name). Ma almeno mi hanno fatto fare tutto in maniera sicura, anche se ho dovuto aspettare.

Come ci si sente a vedere il proprio nome su un documento per la prima volta?

Immagina il paradiso! è bello poter tirare fuori un documento col nome giusto, è molto validante perché purtroppo non me la passo bene ed avere il mio nome così prontamente disponibile è una potentissima arma contro il misgendering (sbagliare, di proposito o meno, il genere di una persona, ndr).

I professori e i colleghi come la vivono?

Il misgendering purtroppo rimane, soprattutto considerando che non sono l’uomo più esteticamente alpha del mondo, ma il fatto di avere il nome corretto mi dà molta forza. Il mio rapporto coi miei colleghi è più sciolto ora che non devo fare sempre costantemente coming out, e posso scegliere di rappresentarmi come trans quando mi pare (cioè quando sono al sicuro).

Con i professori va molto bene, usano il nome corretto perché non hanno accesso (se non cercandolo) al libretto vecchio e generalmente intuiscono i pronomi giusti – voglio anche fare i complimenti alla relatrice di tesi che me li ha chiesti, ti voglio tanto bene.

Stai per iscriverti alla magistrale, com’è la situazione questa volta?

Ovviamente non può mai andare tutto liscio e per la magistrale sono tornati i problemi.

Il mio corso di laurea magistrale è gemellato tra due università, quella di Verona e quella di Trento, che pur avendo programmi molto validi ed un’ottima reputazione hanno due modi molto diversi di attivazione della carriera alias. Trento richiede la certificazione ufficiale dell’inizio del percorso di transizione, che io non posso iniziare al sicuro e che quindi mi farà aspettare ad oltranza, mentre Verona parla semplicemente di un accordo di segretezza tra studentǝ ed università (che è necessario per attivare quasi qualsiasi carriera alias) senza specificare altri requisiti. Questo mi lascia a metà: se attivo la carriera alias a Verona, lo accetterà anche Trento? Avrò due libretti diversi, entrambi attivi, da coordinare? Perché devo necessariamente medicalizzare la mia condizione di vita pur di avere un luogo di apprendimento sicuro? Il fatto che io sappia benissimo di essere trans e abbia fatto esperienza che la carriera alias mi aiuta, non basta?


La testimonianza di Sebastian

Io sto cercando di avviarla adesso . Premessa: in Accademia vale come carriera per i progetti accademici. Concretamente cosa fanno? Cambiano nome sul registro, indirizzo mail e badge. Anche sul sito che usiamo per i crediti. I prof devono usare il tuo nome e pronomi. Non serve la diagnosi di disforia per avviarla, basta farne richiesta. Per ora ho sentito una ragazza della consulta con cui ho avuto una esperienza molto positiva che mi ha dedicato tutto il tempo che serviva, mi ha scritto su WhatsApp e abbiamo fatto una chiamata per eventuali dubbi, è stata davvero gentilissima e si vedeva che le importava davvero delle esperienze delle persone trans. Inoltre ho già detto ad un professore che intendo avviare la carriera e mi sta già chiamando Sebastian e usa i pronomi giusti. Ora devo sentire la segretaria del corso e il coordinatore e poi è sufficiente mandare una email con la richiesta compilata.

È una cosa abbastanza facile e che l'Accademia fa da un po' di anni perché hanno avuto tantз alunnз trans (come ad esempio fumetti brutti). Ovviamente usano anche il nome scelto se partecipi a concorsi con le tue opere o a mostre.


Q&A

Davvero serve la carriera alias nelle scuole?

Non per ogni studente è facile star bene a scuola, non per chi vive tutti i giorni la sensazione di non essere “conforme” ad aspettative sociali e a ruoli stereotipati, rigidamente stabiliti ed interiorizzati, che non tengono conto delle differenze individuali riguardanti anche l’identità di genere. I dati ci raccontano una realtà agghiacciante, ovvero che lз studenti trans hanno il più elevato tasso di abbandono scolastico rispetto ad altre categorie demografiche. Implementare la carriera alias è un passo avanti per combattere l’abbandono scolastico e proteggere il diritto allo studio.

E se l’alunnǝ dovesse cambiare idea?

L’esplorazione della propria identità è un passo fondamentale della crescita personale di ognunǝ di noi, soprattutto durante l’adolescenza; e come ogni altro gradino formativo va assecondato e supportato, anche se si dovesse rivelare solo una fase transitoria; nonostante tutto però, i dati mostrano che solo l’8% delle persone trans* “detransiziona” spesso solo momentaneamente e a causa di pressioni sociali o problematiche mediche. Nel caso della carriera alias, essendo un accordo tra studentǝ e scuola/università è facilmente reversibile in caso di necessità.

Il genere e la sessualità sono conversazioni che appartengono al luogo della scuola?

A partire dai 3 anni lǝ bambinǝ è cosciente dell’esistenza dei ruoli di genere ed inizia a trovare il suo posto nello spettro del genere all’interno della società. È quindi compito della scuola accompagnare lǝ studente e istruirlǝ su questa sfaccettatura naturale dell’essere una persona, tramite programmi di educazione all’affettività e alla sessualità appropriati per la fascia d’età. È imperativo avere un’educazione sessuale completa e inclusiva, per preparare al meglio l’individuo verso il futuro e dargli i mezzi e le conoscenze necessarie per avere una vita sessuale (futura o presente) sana e sicura. Ricordiamoci inoltre che l’educazione sessuale e affettiva è necessaria soprattutto per riconoscere e prevenire comportamenti predatori che spesso vengono performati all’interno delle relazioni amicali o amorose, anche a partire da una giovanissima età; educare al rispetto diventa quindi fondamentale per ogni studente, indipendentemente dall’identità di genere e all’orientamento sessuale e romantico.

La carriera alias da sola è abbastanza?

La Carriera Alias è solo una delle numerose azioni che possono essere attuate per creare spazi scolastici/universitari che siano trans-inclusivi, o, ancora meglio, trans-affermativi. La loro realizzazione passa anche attraverso:

  • l’educazione e la formazione (a studentз, così come a famiglie, docenti e personale);

  • la tutela della sicurezza delle persone trans;

  • la prevenzione della transfobia;

  • il costante aggiornamento sulle tematiche di genere, in continua evoluzione.

La Carriera Alias è importante, ma è solo il punto di partenza, non quello di arrivo. Scuole e Università dovrebbero tutelare le giovani persone trans in modo attivo e costante, non smettendo mai di promuovere una cultura inclusiva e rispettosa.

Come posso fare per richiedere la carriera alias?

Per richiedere la carriera alias in sede universitaria basta consultare il sito dell’ateneo per visionare i requisiti e la normativa.

Lo stesso vale nel caso in cui la scuola primaria o secondaria abbia già adottato la carriera alias.

Nel caso in cui, la scuola non avesse ancora adottato nessun programma di carriera alias, basta consultare i siti elencati qua sotto per scoprire come richiederla, qui sotto è possibile scaricare i moduli per attivare la carriera alias alle superiori.


RICHIESTA_ATTIVAZIONE_CARRIERA_ALIAS_STUDENTE_MAGGIORENNE
.docx
Download DOCX • 10KB

RICHIESTA_ATTIVAZIONE_CARRIERA_ALIAS_STUDENTE_MINORENNE
.docx
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Sitografia e risorse

  1. Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, 18 ottobre 2000, 2000C 364/01. Consultabile al sito https://bit.ly/1eh3OSd (06/04/2019).

  2. Convegno “Chiamami per nome – Università e transgender, verso il doppio libretto”, 24 gennaio 2013. Video del convegno ai siti: https://bit.ly/2ZdUihH, https://bit.ly/2ZfFEqb, https://bit.ly/2UZXluB, https://bit.ly/2VO7Bn1 (14/04/2019).


Normativa di riferimento

  • Art. 3 della Costituzione Italiana;

  • Convenzione Onu sui diritti infanzia e adolescenza 1989 (I 4 principi fondamentali);

  • Regolamento UE 2016/679 o GDPR e Codice Privacy (D.lgs. 196/03);

  • Legge n. 59 del 15 marzo ’97 e successivi decreti, Autonomia Scolastica;

  • DPR n. 275/99, Autonomia delle Istituzioni Scolastiche;

  • DPR n. 249/98 e successive modificazioni, Statuto delle Studentesse e degli Studenti;

  • Risoluzione del Parlamento Europeo del 28 settembre 2011 sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite;

  • Legge 107/2015, Art. 1 comma 16;

  • Linee Guida per la tutela di tutti i diritti umani da parte delle persone LGBTIQ+;

  • legge n. 164 del 14 aprile 1982

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